Quarantena all’improvviso

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Sembra una vita fa e invece sono solo passati 4 mesi da quando il premier Giuseppe Conte pronunciò la fatidica frase “Italia zona protetta”.

Era forse scoppiata una guerra? Chi era il nemico?

No, non era scoppiata nessuna guerra; ma il nemico c’era, un nemico visibile solo al microscopio: il virus di una influenza molto più aggressiva del solito, il Corona Virus!

Improvvisamente ci ritrovammo in una situazione surreale, roba de fantascienza!

Il tutto iniziò con la sospensione dei concorsi pubblici che si tenevano a Roma (23 febbraio); poi fù la volta delle scuole il 4 marzo (strano a dirsi ma non chiusero neanche durante la guerra) e infine la totale chiusura di tutte le attività commerciale non essenziali come anche musei, cinema, teatri, parchi, centri sportivi e persino i luoghi di culto; e per chiudere in “bellezza” chiusero anche i confini.

Dal 9 marzo se volevi uscire dovevi munirti di autocertificazione e si poteva uscire solo per 4 motivi: andare a fare la spesa, per motivi di salute, per lavoro e……. per portare a spasso il cane; il tutto con due accessori alla moda: i guanti monouso e le mascherine chirurgiche obbligatorie! E non stavamo ne in ospedale ne a carnevale.

Gli spostamenti erano molto limitati, all’inizio ti potevi muovere solo all’interno del proprio quartiere: niente giri per la città, niente spostamenti tra comuni e regioni e non potevi uscire dall’Italia.

E pian piano anche il resto d’Europa “più o meno” come anche il resto del mondo “più o meno” seguirono il nostro esempio. Ho usato l’espressione “più o meno” perché le misure adottate dal Governo Italiano per contrastare quella che l’OMS definì una “Pandemia” furono inizialmente ritenute eccessive e oggetto di pesanti prese in giro.

Quindi improvviamente ci siamo ritrovati tutti in quarantena che fare?

Ci siamo reinventati lo spazio e il tempo. La casa era diventata: la cucina di Masterchef, il posto di lavoro, l’aula di classe, la palestra, la sala da ballo, il cinema e i balconi e le finestre palco scenici dai quali ci si affacciava per cantare. E’ buffo pensare che fino a febbraio gli argomenti principali fossero legati al Festival di Sanremo, con meme e battute sdel tipo: Dov’è Bugo? E il Me ne frego di Achille Lauro con aggiunta di abbigliamento “particolare”!

Improvvisamente c’era un unico argomento, il COVID-19 che dominava su tutte le altre notizie.

C’era l’appuntamento fisso delle 18:00 nel quale il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, leggeva l’elenco di chi era ricoverato, ammalato, deceduto o guarito; sembrava un bollettino della BBC durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa era la situazione, speravo che fosse tutto un incubo e invece……

a me piace stare a casa ma un conto e quando ci rimani per tua scelta un’altro è quando sei costretto a starci, e allora che faccio? Affacciandomi alla finestra leggevo la frase che era sulla bocca di tutti “Andra’ tutto bene” ma come disse Diego Bianchi in arte Zoro conduttore della trasmissione Propaganda Live in onda su La7 “tutto bene er cazzo”!

Gli amici li potevo vedere tramite i social (WhatsApp, Zoom, Skype etc.), niente cinema e pizzeria, niente giri al centro commerciale, niente giri al parco e soprattutto niente concorsi (perché il 26 febbraio avrei dovuto sostenere la prova preliminare di un concorso di cui sto aspettando il nuovo calendario)!

Le giornate si sono stravolte di colpo perché mi sono trasformato in un gatto: dormivo di giorno e vivevo di notte. Per distrarmi ho pasato il tempo tra letture, ripasso delle materie del concorso e maratone di serie TV e film.

Ho sperimentato in prima persona l’assurda situazione di fare la fila per andare a fare la spesa, ma non per sconti o promozioni particolari ma perché si entrava contingentati: si doveva stare a un metro di distanza gli uni dagli altri e rigorosamente muniti di guanti e mascherine. E anche prendere l’autobus con i posti contati e sempre muniti di guanti e mascherine compreso l’autista.

E’ stata una esperienza surreale, come il silenzio che era calato su Roma interrotto solo dai droni e dalle sirene delle ambulanze e dalle pattuglie di carabinieri e polizia che giravano, l’emergenza c’è ancora: bisogna portare le mascherine quando si prende l’autobus o si sta nei luoghi chiusi, piano piano si sta ritornando alla normalità.

La quarantena è finita? Sì perché Peppe ha detto che possiamo uscire, ma che mondo abbiamo trovato? La flora e la fauna si erano riprese i loro spazi e noi? Siamo stati buoni per necessita’ e, secondo me chi era buono forse lo è ancora di più, mentre chi era cattivo è diventato uno stronzo al decimo livello.

Se qualcuno dovesse chiedermi se questa esperienza mi ha cambiato io gli rispondo sì, ho avuto il tempo di imparare nuove cose come ed esempio nuove ricette culinarie; il tempo è un bene prezioso usiamolo al meglio e soprattutto non sprechiamolo.

2 pensieri su “Quarantena all’improvviso

  1. Con leggerezza ed ironia, Francesco Saverio ha saputo raccontare un momento davvero incredibile.
    Una storia, apparentemente surreale e che invece ha colpito tutti noi.
    Attraverso la sua esperienza personale, F. S. ci accompagna attraverso un percorso fatto di ricordi e avvenimenti, in modo intenso e ricco di spunti di riflessione.

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